Quello che ti è mancato tocca a te colmarlo

July 19, 2017

I genitori possono solo dare ai figli buoni consigli

o indirizzarli sulla buona strada,

ma la formazione finale del carattere di una persona

giace nelle sue stesse mani.

Anne Frank

 

Mentre alcune persone hanno avuto la fortuna di crescere in famiglie supportive e amorevoli, molti altri hanno fatto esperienza di genitori trascuranti a vari livelli; nel non prestare sufficiente attenzione ai bisogni dei figli e condannando ciò che cercavano di esprimere, nel non riuscire a fornire l'amore incondizionato e l'accettazione di cui avevano bisogno, portandoli oggi a ritrovarsi nei panni di adulti insicuri, diffidenti, spaventati dalle relazioni e da loro stessi. 

 

Incolpare i nostri genitori per l’adulto che oggi siamo diventati è però fin troppo facile. Guardiamo al passato e crediamo fortemente che “se solo loro fossero stati diversi” oggi lo saremmo anche noi e le cose ci andrebbero bene.

 

Ma così non è.

 

Infatti, servirebbe una data di scadenza oltre la quale non possiamo più limitarci ad accusare i nostri genitori dei nostri problemi, per non restare spettatori impotenti di un'esistenza che non ci soddisfa o peggio, che ci rende completamente infelici. 

 

Siamo inevitabilmente il “prodotto” di chi ci ha cresciuto; però, noi siamo noi e loro restano loro. Cioè, possiamo scegliere di essere diversi nella misura in cui lo desideriamo e non siamo costretti ad agire come loro esatte repliche o a continuare a vedere il mondo per come ci hanno insegnato a vederlo.

 

“Non puoi fidarti mai di nessuno”       “Nessuno può amarti come me”

“Successo è guadagnare tanti soldi”       “Usa gli altri prima che siano loro a usare te”

Una donna/uomo come si deve fa questo, non fa quello”

“Se solo fossi brava come tua sorella/fratello/cugino/vicino di casa/compagno di scuola”

 

Inoltre, spesso crediamo che le mancanze dei nostri genitori siano colpa nostra e di una ipotetica inadeguatezza ("mi tratta male perché non vado bene"), per questo il risentimento e la disperazione crescono, finché non iniziamo a renderci conto di tutte le conseguenze di certi atteggiamenti che hanno avuto o che hanno tuttora e che scatenano in noi quella rabbia che sembra possa farci sentire finalmente meglio.

 

Mia madre mi rimproverava sempre, solo quando le portavo buoni voti mi dimostrava di apprezzarmi. Così io studiavo e studiavo, andare bene a scuola era l’unica cosa che riuscivo a fare per sentirmi amato. Come si può trattare così un bambino facendogli credere che sarà degno di amore solo se prenderà un buon voto? Che persona orribile devi essere?  Per colpa sua io sono uno sfigato, uno sfigato tremendo, insicuro, debole di carattere, malleabile come non mai, non ho amici, sono completamente solo, ed è tutta colpa sua.” Roberto

 

Permettere a questi sentimenti di fluire è certamente necessario, il primo passo per guarire da un’infanzia difficile. Fermarsi però a questo punto non è sufficiente per andare davvero avanti con le nostre vite. Limitarsi ad arrabbiarci e incolpare i nostri genitori per chi sentiamo di essere, non ci mette in condizione di assumerci le nostre responsabilità e agire da individui autonomi quali dovremmo essere.

 

Dunque, dobbiamo prima di tutto ricordarci che i nostri genitori sono solo esseri umani che come tutti noi hanno dei limiti. Hanno fatto ciò che potevano per crescerci, arrivando fino a dove era loro possibile e non dovremmo incolparli per questo. E possono non aver soddisfatto tutti i nostri bisogni, o magari nessuno, ma NOI possiamo farlo. Possiamo e dobbiamo essere noi a colmare le lacune lasciate da chi ci ha cresciuto.

 

Anche se abbiamo sofferto in passato, infatti, non è mai tardi per recuperare ciò che ci è mancato. Quando ci facciamo carico di noi stessi completamente, quando ci prendiamo la responsabilità della nostra felicità, ci riconosciamo il potere di guarire le ferite del passato e di liberarci di pesi che non fanno altro che ostacolarci lungo il cammino.

 

Infatti, uno dei più grandi pericoli di tutti questi massi che ci portiamo dietro non riguardano solo quello che provocano ad oggi nella relazione con noi stessi e con i nostri genitori, ma hanno effetto anche sulle relazioni che intratteniamo con gli altri, in particolare con il partner o con i nostri figli.

 

Se volete liberarvi dalle influenze che nel passato vi hanno recato dolore, avrete bisogno di usare la rabbia che nutrite nei confronti di chi vi ha cresciuto e trasformarla in quieta accettazione per i loro limiti. Perché di questo si tratta; la cosa più dolorosa è credere che ci sia qualcosa di talmente sbagliato in noi da aver “meritato” quel tipo di rapporto, mentre altro non si trattava dei limiti dei nostri genitori, che, evidentemente, per una serie di ragioni, non hanno saputo essere i genitori di cui avevamo bisogno e che realmente ci saremmo meritati.

 

Dunque, entrare in contatto con questa rabbia è importante, ma lo è ancora di più vedere i nostri genitori per quello che sono; persone con le loro fragilità, insicurezze e desideri inappagati. Ciò può permetterci di lasciar andare il senso di inadeguatezza e di vittimismo per diventare individui capaci di creare e coltivare le proprie relazioni affinché siano soddisfacenti, positive, o almeno non dannose.

 

Il nostro passato non può cambiare, ma il nostro vissuto rispetto a come percepiamo noi stessi e gli altri sì, se ci metteremo in condizione di fare esperienza di legami positivi che ci ispirino fiducia, sicurezza e amore, così da costruire noi stessi quel senso di appartenenza, vicinanza e sostegno che tanto ci è mancato. 

 

Il mio primo passo per guarire è stato godere della compagnia della mia vicina di casa; una donna più grande di me che era gentile e comprensiva. È stata la prima persona a cui ho raccontato la mia storia, rompendo il silenzio che la mia famiglia mi aveva implicitamente imposto. Ed è con lei che finalmente ho potuto sentire la mia voce per la prima volta.” Camilla

 

Una volta adulto, mi sono circondato di persone che mi facevano sentire al sicuro. Ciò non era vero per la mia infanzia, ma ora sì e questo ha cambiato il mio mondo. Ciò non significa che tutti amano ciò che dico o faccio e neppure che non vengo mai criticato o scoraggiato. Ma so lo stesso di essere amato, nonostante ciò.” Manuel

 

L’idea che un genitore abbia fatto quello che ha potuto non è un modo per negare il dolore del passato, ma solo per muoversi verso una nuova prospettiva che permetta di:

  • Diventare adulti capaci di instaurare relazioni positive e magari di migliorare quelle attuali (comprese quelle con i famigliari).

  • Mettere le giuste distanze con un genitore che continua in qualche misura a comportarsi in modo trascurante e/o abusante.

  • Liberarci dall'influenza dei giudizi e comportamenti dei nostri genitori.

  • Evitare di ripetere le dinamiche disfunzionali apprese in passato e spezzare i circoli viziosi che probabilmente si tramandano di generazione in generazione.

 

Ci vuole un grande lavoro per passare dalla rabbia e dal vittimismo alla comprensione che quello che può sembrare intenzionale molto spesso non lo è. Inoltre, riuscire a guardare dietro alle apparenze e scorgere le fragilità altrui, significa riconoscere i pasticciati tentativi fatti per prendersi cura di noi e permetterci così di iniziare a sentire che il mondo, in fondo, può non essere un posto così spaventoso. 

 

E voi, che cosa ne pensate? Siete riusciti a colmare da soli ciò che vi è mancato?

 

Se volete, fatemelo sapere nei commenti e se vi è piaciuto l’articolo condividetelo!

 

Streep P. (2014). Filling the Hole in Your Heart: Recovering from Childhood. Retrieved from www.psychologytoday.com

 

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