Alla ricerca di approvazione

June 16, 2017

Non cercare il favore della moltitudine: raramente esso si ottiene

con mezzi leciti e onesti. Cerca piuttosto l’approvazione dei pochi;

ma non contare le voci, soppesale.
Immanuel Kant

 

Certo che desideriamo approvazione, soprattutto da parte di chi rispettiamo. Ma quando questa approvazione non arriva, che cosa succede?

 

Niente dite? Allora, non ponetevi il problema. Ma se la risposta è che la cosa vi fa stare male, continuate a leggere.

 

Molte persone sprecano una vita nel tentativo di piacere a tutti, finendo per fare scelte che neppure gli appartengono, ma che rispondono alla sola necessità di fare una certa impressione sulle altre persone.

 

Il problema è che non possiamo controllare quello che gli altri pensano di noi, non possiamo fare in modo che gli altri facciano e dicano ciò che ci piacerebbe.

 

Quando ci mettiamo in relazione con l’idea in testa di dover piacere, ci sottoponiamo, quindi, ad un inutile stress; stress che potremmo smorzare se riconoscessimo che l’approvazione ci fa piacere, ma che non è indispensabile.

 

Infatti, quanto tempo vi sentite bene grazie all'approvazione ricevuta? Scommetto, molto poco, perché non appena passa il momento tornano le stesse preoccupazioni di prima. E siete di nuovo da capo.

 

Inoltre, dipendere dall'approvazione degli altri ci mette in una posizione scomoda; invece di pensare a quello che ci serve di fare per noi stessi, per crescere e andare avanti sulla nostra strada, finiamo per fare le cose solo con lo scopo di ottenere una certa reazione dalle persone.

 

La prima cosa da fare, come sempre, è rendersi conto di essere caduti in una trappola simile. Per esempio, vi capita di pensare di dover ricevere approvazione e che se ciò non accade vuol dire che non valete nulla? Oppure, vi fate guidare nelle vostre scelte da ciò che gli altri pensano o potrebbero pensare di voi?

 

Il filosofo Immanuel Kant ci offre uno spunto interessante al riguardo. Egli suggerisce di non pensare all'individuo, a noi stessi, come ad uno strumento che deve svolgere una funzione, ma come se fossimo qualcosa di fine a sé stesso. Cioè, non dovremmo valutarci in base a se raggiungiamo o meno un obiettivo esterno (come soddisfare gli altri), perché quando lo facciamo ci trattiamo proprio al pari di un oggetto. 

 

Per esempio, il valore di una penna dipenderà dal fatto che svolga o meno la sua funzione; quando la penna si esaurisce, la buttiamo. Siamo come una penna? 

 

Scommetto che la vostra mente razionale sta dicendo che ovviamente non è così, ma una parte di voi invece nutre dei forti dubbi.

 

Se l’approvazione degli altri non è quello che mi serve, allora come faccio a sentire di valere qualcosa?

 

Paradossalmente, è solo quando ci si permette di essere sé stessi -anche quando questo significa ferire o deludere- che possiamo davvero guadagnare il rispetto e l’approvazione e non mentre vendiamo l’anima al diavolo pur di ottenere uno sguardo che ci faccia sentire speciali.

 

Vi è mai capitato di avere l’impressione che alcune persone ottengano tutto quello che voi cercate senza il minimo sforzo? Fa arrabbiare vero? Eppure, è qualcosa che tutti possiamo avere.

Il rispetto, la stima, l’approvazione, non possono essere cose da ottenere strategicamente, ma possono essere solo riflessi di ciò che di buono stiamo facendo di noi stessi.

 

Per esempio, dire di no a qualcuno può essere davvero difficile se l’obiettivo è quello di entrare nelle sue grazie. Eppure, una persona con una sua integrità risulta molto più rispettabile di una che farebbe praticamente qualsiasi cosa gli venga chiesta. Nel dire di sì a quella persona, infatti, stiamo dicendo “no” a noi stessi; stiamo implicitamente affermando che l’altro conti più di noi.

 

L’approvazione non può dunque colmare quel senso di inadeguatezza che ci portiamo dietro; gli altri non possono fare la nostra felicità, ma possono solo partecipare a quella che noi stiamo già costruendo per noi stessi; compiendo scelte autentiche, dettate dai nostri reali desideri e valori.

 

Allora, forse, è proprio la nostra di approvazione che dobbiamo cercare di ottenere, iniziando ad essere la persona che sentiamo di voler essere e non quella che potrebbe andare bene agli altri.

 

Quando agite o parlate in un modo che vi fa sentire bene con voi stessi, fermatevi e fateci caso.

 

Quando lavorate tanto su qualcosa, riconoscetevi il duro lavoro a prescindere dai risultati.

 

Quando sbagliate non giudicatevi, ma incoraggiatevi.

 

Quando temete che l’altro pensi male di voi, chiedetevi che cosa pensereste voi al suo posto.  

 

Non è una strada breve o facile; anzi, richiederà tutta la vostra pazienza e perseveranza. Ma alla fine scoprirete che anche se ottenere un cenno di assenso resterà piacevole, non ottenerlo vi cambierà molto poco.

 

E finalmente sarete liberi.

 

Dunque, anche voi siete alla disperata ricerca di approvazione?

 

Se volete, fatemelo sapere nei commenti e se vi è piaciuto l’articolo, condividetelo!

 

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