Esiste una coscienza collettiva?

February 19, 2015

 

Internet ne è una forma?

 

A chi non è mai capitato, ad esempio, di pensare a qualcuno che non vediamo da tempo e di incontrarlo al bar il giorno dopo?

 

Carl Gustav Jung, ormai un secolo fa, già ne parlava.

 

Ora, anche la scienza fa il suo dovere, iniziando a mostrarci quelle che potrebbero essere le prime prove dell’esistenza di una coscienza collettiva.

 

Roger Nelson, psicologo ricercatore dell’università di Princeton, inizia negli anni ’80 le sue ricerche sugli effetti della mente umana sul mondo fisico.

Egli rileva che se un singolo individuo, si concentra su un generatore di numeri casuali, può, in poche occasioni su molti tentativi, produrre un effetto.

 

Un generatore di numeri casuali, è una macchina che "gioca" a testa o croce. Tenta di indovinare se uscirà testa, cioè il numero 0, o croce, cioè il numero 1, e produce il numero.

Più volte il suo stesso pronostico sarà azzeccato, più è probabile che qualcosa abbia influenzato la macchina, in quanto, nella normalità, 0 o 1 dovrebbero uscire la stessa quantità di volte. 

 

Il punto è che Nelson, si rende conto che l'influenza dell'individuo sulla macchina, era più frequente se non si trattava più di una singola persona, ma di coppie unite da una relazione.

 

Allora la domanda sorge spontanea: potrebbe un gran numero di persone che condivide uno stesso stato emotivo, influenzare il generatore di numeri in maniera ancora più evidente?

 

Nel 1997 Nelson e i numerosi collaboratori, fanno partire il Global Consciousness Project. Dopo aver piazzato 134 generatori di numeri casuali in tutto il mondo, i ricercatori ne rilevano i dati.

 

In linea con gli esperimenti precedenti, rilevano che, in concomitanza di eventi particolari, vissuti dalla globalità nel bene o nel male (disastri aerei, naturali, eventi sportivi, elezioni), le macchine azzeccavano un numero significativamente enorme di risultati.

 

In questi momenti, avviene una piccolissima deviazione, davvero molto piccola ma, come reso noto nel 2013 da Princeton, assolutamente significativa e più evidente sul rilevatore geograficamente vicino al centro dell’evento.

 

Questi dati continuano a essere raccolti, ma per adesso, oltre ad aver rilevato che la mente umana collettiva ha un'influenza sul mondo fisico, una vera e propria interpretazione non c’è stata.

 

Questo può voler dire che Jung aveva ragione?

 

In realtà ognuno di noi non è solo dotato di una propria coscienza ma siamo tutti interconnessi da una coscienza collettiva?

 

Questo potrebbe spiegare fenomeni come il déjà-vu o il sentire squillare il telefono prima che lo faccia?

 

E se esistesse davvero una coscienza globale, potremmo imparare a usarla per migliorare la nostra esperienza del mondo?

 

Forse internet, annullando le distanze, è proprio frutto della nostra necessità di passare a un successivo livello di coscienza.

 

Tutto questo ancora non ci è dato sapere, ma ciò che abbiamo ormai imparato, è che la scienza ha il dovere di percorrere tutte le strade possibili.

 

E voi, che cosa ne pensate? Può davvero esistere una coscienza globale, oppure no?

 

Se volete, fatemelo sapere nei commenti e se vi è piaciuto l’articolo, condividetelo!

 

Fonte

 

 

Questa bellissima puntata del Morgan Freeman Science Show, affronta tutto questo e ben altro. Al minuto 11:00 il progetto di Roger Nelson.

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