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  • Barbara Persichetti Auteri

Il rischio della fiducia


La fiducia è la sola cura conosciuta per la paura. Lena Kellogg Sadler


La fiducia si trova alla base di ogni interazione che avviene con l’altro. Senza la possibilità di fidarci la nostra società cadrebbe in pezzi. Non pensiamo mai, infatti, a tutti gli estranei che indirettamente si occupano di noi e sui quali facciamo affidamento nella nostra vita quotidiana.


Dopotutto, non conosciamo le persone che hanno a che fare con il cibo che poi finisce sulle nostre tavole o quelle che costruiscono i mezzi di trasporto con i quali spostarci fino dall'altra parte del mondo. Non conosciamo chi si occupa di creare le nostre medicine o di gestire i nostri soldi in banca.

E questi sono solo alcuni degli esempi dove la fiducia deve essere implicita affinché il nostro sistema non imploda su sé stesso.


Quando possiamo fidarci e affidarci, ci alleggeriamo del peso di noi stessi distribuendolo ad altri; ci permettiamo di godere della vicinanza e del sostegno altrui attraverso la promessa e la speranza che l’altro non ci farà del male. Per molti di noi fidarsi è davvero difficile e accanto ai benefici che la fiducia comporta, si finisce per mettere in risalto la possibilità di essere traditi e feriti, soprattutto quando è già accaduto in passato.


La fiducia diventa un rischio da evitare.


Ciascuno di noi, nel momento in cui incontra qualcuno, esegue inconsapevolmente una valutazione del pericolo, istintiva e primordiale e riassumibile in una semplice domanda:


Amico o nemico?


Nelle relazioni intime avviene molto più di questo; le nostre risposte sono il risultato di tutto ciò che abbiamo appreso da piccoli dalle interazioni avute con chi si prendeva cura di noi. Queste informazioni si dispongono trasformandosi in modelli di relazione, in copioni, in mappe (in gran parte inconsapevoli) che ci guidano nelle relazioni future.

Dunque, la natura dell’attaccamento alle figure di riferimento ci fornisce degli assunti su come funzionano le relazioni, i quali influenzano i futuri rapporti con gli altri e il tipo di fiducia che in essi riporremo.


Le nostre prime esperienze di relazione ci hanno fornito i punti cardinali dai quali ci orientiamo per capire noi, gli altri e noi con gli altri.


Un bambino che impara che le persone vicine sono affidabili e che -se avrà bisogno- si prenderanno sempre cura di lui, si avventura nel mondo con aspettative diverse da chi, invece, impara di non poter contare sugli altri a partire da figure genitoriali indisponibili o discontinue nelle cure e nella protezione fornita.


Il copione di una persona con un attaccamento cosiddetto “sicuro” parte da tre premesse*:


1. Il presupposto che se ha bisogno di aiuto, potrà rivolgersi a qualcuno di cui si fida.

2. Il presupposto che se ha bisogno di sostegno, avrà sempre qualcuno vicino che desidera aiutarlo.

3. La consapevolezza che si sentirà confortato e sollevato dal sostegno che gli verrà dato.


Al contrario, una persona con un attaccamento insicuro temerà che il partner (ad esempio) non sarà disponibile o presente nel momento del bisogno e per questo, la possibilità di affidarsi diventa motivo di ansia, fino all'eventualità di scegliere preventivamente di non affidarsi affatto, proprio perché farlo risulterebbe troppo spaventoso (dal momento in cui l'aspettativa è che l'altro, appunto, non ci sarà).


Queste rappresentazioni mentali agiscono inconsapevolmente e, per questo, il primo passo per liberarsi da condizionamenti passati è di iniziare a renderci conto di come la nostra interpretazione degli eventi e dei comportamenti altrui segua degli schemi che tendono a riproporsi, diventandone, quindi, più consapevoli.


Non è possibile, infatti, cambiare ciò che non si conosce e che non riusciamo a vedere.


Interpretate sempre i comportamenti altrui in modo da confermare che non potete fidarvi? Anche il pensare “non mi sbaglio mai, ho fatto bene a stare attento” rischia in certi casi di essere più il risultato di una vostra chiave di lettura che di una reale inaffidabilità dell’altro.


È il vostro copione quello con il quale avete a che fare o è la persona che si trova di fronte a voi in quel momento a darvi motivo di dubitare?


Quando il pungiglione del tradimento affonda dentro di noi, non è facile ricominciare a fidarsi, ma chiudersi alla possibilità di farlo priva la vita della gioia che potrebbe avere attraverso il contatto con gli altri e, a un certo punto, è giusto permettersi di lasciare andare vecchi copioni che non ci rendono felici.


Se sentite di non farcela, chiedete aiuto allo psicologo.


E voi? Potete contare sugli altri?


Se volete, fatemelo sapere nei commenti e se vi è piaciuto l’articolo, condividetelo!


*Mikulincer, Mario, Philip R. Shaver, et al. “What’s Inside the Minds of Securely and Insecurely Attached People? The Secure-based Script and Its Associations with Attachment Style Dimensions,“Journal of Personality and Social Psychology (2009), vol. 97, no, 4, 615-633.


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