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  • Barbara Persichetti Auteri

5 modi in cui ti stai sabotando


“Noi corriamo spensierati verso il precipizio dopo esserci messi dinanzi agli occhi qualcosa che ci impedisca di vederlo.” Blaise Pascal


La maggior parte di noi ha degli obiettivi grandi (tornare all'università e prendere la laurea) e piccoli (sistemare la cartella di posta indesiderata) che non sempre riusciamo a raggiungere. Come mai alcune cose possiamo farle senza problemi, mentre altre restano nella lista delle cose da fare infastidendoci per mesi o addirittura per anni?


Abbiamo già parlato in passato dell’importanza di saper fissare degli obiettivi realistici e cuciti su di noi, ma non sempre il problema riguarda gli obiettivi di per sé. Infatti, potremmo aver organizzato e studiato il tutto al meglio, ma trovarci comunque lontani dalla meta, magari con la sensazione di essere ancora fermi alla partenza.


Eppure, potremmo essere piuttosto certi di quale sia la strada da percorrere, ma non è così inverosimile trovarci bloccati in quelli che vengono definiti come comportamenti auto sabotanti.


Ne riconoscete qualcuno tra questi?


1. Soffermarsi sul “se solo…”

Abbiamo tutti dei rimorsi, sia che riguardino qualcosa che abbiamo fatto (se solo non avessi lasciato l’università) o che non abbiamo fatto (se solo avessi detto la mia in quella relazione). Qualche volta giochiamo la carta del “se solo” su cose che non possiamo controllare, ma che desideriamo fossero diverse.


“Se solo fossi cresciuto con altri genitori.”

“Se solo avessi avuto più talento.”

“Se solo il mio partner fosse diverso.”


Questi pensieri possono seguirci per decenni e il problema è che non portano alcuna azione. Fantasticare ripetutamente sul “se solo” quando riguarda cose sulle quali non abbiamo alcun potere, blocca il nostro cambio in folle, causandoci solamente ulteriore frustrazione. Questi pensieri non stimolano azione, ispirazione o la capacità di problem-solving e, peggio ancora, restare fermi su di essi non ci aiuta a modificare quei comportamenti che alla lunga non ci portano dove vorremmo (rimuginare su quanto siamo stati socialmente inattivi a 20 anni, ci rende meno inclini a fare nuove conoscenze a 40; soffermarci sui punti deboli del nostro partner, costruisce risentimento che deteriora la relazione).


Cercate di trasformare il “se solo” in un diverso atteggiamento mentale; accettando ciò che è fatto e usando ciò per influenzare il comportamento futuro.


“Ciò che è fatto è fatto, ma c’è molto altro su cui posso migliorare.”

“Non posso disfare il passato, ma posso influenzare il mio futuro.”

“Ho imparato qualcosa da quelli che ritengo errori, che userò per migliorare le cose.”


2. Sentirsi spaventati dai propri pensieri.

Uno dei modi più facili per assicurarci che un pensiero abbia potere su di noi è cercando con tutte le nostre forze di sopprimerlo. Qualche volta lo facciamo perché i nostri pensieri ci terrorizzano: “Questa è la terza discussione che ho con la mia fidanzata questa settimana. E se avessi sbagliato a fidanzarmi?”. Altre volte perché ci sentiamo in colpa di ciò che pensiamo: “Il mio collega non sta lavorando abbastanza su questo progetto, ma è una persona buona e un caro amico quindi meglio lasciar stare.”

Quando sopprimiamo un pensiero, però, non abbiamo la possibilità di processarlo, di capirlo, sentirlo e forse, eventualmente, di decidere che non ha molto senso. Ironicamente, girare in tondo impauriti di ciò che la nostra mente ha da dire, dà ai nostri pensieri troppa importanza. Questa è una caratteristica delle persone che lottano con il pensiero ossessivo, bloccate in questa sfiancante battaglia che non permette loro di andare avanti. Provate a non pensare a un orso polare in bikini, ed eccolo qui!

Più opporrete resistenza ai vostri pensieri, più negherete a voi stessi la possibilità di superarli lavorandoci, trattenendovi in una trama negativa. Invece, riconosceteli e affrontateli, accoglieteli per quello che sono, nulla più che pensieri. Per esempio: “Sto pensando che è stato uno sbaglio fidanzarmi. Forse perché sono un po’ stressato, è normale che possa pensare questo. Cercherò di riposare di più, di superare questa dura settimana di lavoro e vedrò se poi mi sentirò diversamente. Se così non fosse, ci penserò meglio.”


3. Seppellire i sentimenti.

Oltre al cercare di evitare i pensieri fastidiosi, possiamo ritrovare anche la tendenza a seppellire o mascherare i sentimenti ritenuti inaccettabili. Molte persone pensano che riconoscere pienamente i propri sentimenti, significhi urlare oscenità al supermercato, o lamentarsi istericamente alla successiva riunione di lavoro. Ma permettersi di sentire non vuol dire scatenare le proprie emozioni sul mondo intero. Infatti, saremo meno inclini a liberare ciò che proviamo in modi inappropriati se prima lo abbiamo adeguatamente riconosciuto ed elaborato. Molte volte nascondiamo ciò che abbiamo dentro a causa del senso di colpa: “Sono arrabbiata con mia sorella per quel commento sul mio peso, ma lei è così dolce e fa tanto per me. Non ho alcun diritto di prendermela”. O per la paura: “Se mi permetto di essere triste per il fatto che ci siamo lasciati, mi sentirò così depresso che non sarò più in grado di far nulla”.

Ma i sentimenti, quando nascosti, diventano sempre più ingombranti e finiscono per corrodere le persone dal profondo. Le emozioni non spariscono solo perché lo vorremmo ed è necessario lasciarle vivere perché lascino vivere noi.


4. Iniziare sempre da domani.

Vi ritrovate a metà pomeriggio con la sensazione di non aver concluso nulla anche per questa giornata. Molte volte, l’istinto è di crogiolarsi nel pensiero che si recupererà domani ciò che non si è fatto, ma questo domani sembra non arrivare mai. Allora, le cose che volete fare e i cambiamenti che desiderate attuare restano sempre fuori portata, legati a un bersaglio in continuo movimento.

Ragionate a piccoli passi; se vi sembra di aver perso il treno per questa giornata, forse era la vostra destinazione a essere troppo lontana. Ci sono punti intermedi che potete raggiungere tra 15 minuti o tra un’ora invece che domani? Date un colpo di spugna prendendovi un momento per fare esercizi, per chiamare un’amica o per fare una passeggiata, resettate la vostra mente e iniziate. Altrimenti, domani non sarà mai qui e voi mai al volante della vostra vita.


5. Permettere all'inerzia di peggiorare le cose.

L’inerzia è favolosa quando è dalla vostra parte. Se scegliete una sana abitudine e la mantenete per alcune settimane -cucinare ogni pasto invece che andare a mensa, prendere le scale invece che l’ascensore, sistemare le email appena arrivate- diventa più facile continuare a farlo. Ma troppo spesso, l’inerzia si applica ad abitudini che non vogliamo e ad attività che ci fanno sentire improduttivi e infelici. Questa è la ragione per cui il colpo di spugna che cerchiamo può sembrare tanto attraente. Cerchiamo disperatamente il modo di liberarci in un colpo solo da ciò che vediamo come sbagliato: una dieta sballata, una relazione inasprita o una serie di comportamenti che uccidono la motivazione. Non vogliamo salvare nulla di questi e desideriamo ricominciare perché è un’opzione molto più interessante.

Questo è il punto; tendiamo a restare in movimento per inerzia e nessuno può cambiare questo se non noi stessi. Un altro anno che inizia, un nuovo completo per la palestra o la sensazione di essere stufi possono darci l’illusione di poter ricominciare, ma questo non accade mai perché tali inneschi non tengono conto dell’inerzia sottostante che riporta sempre al punto precedente. Per cambiare bisogna costruire la nuova struttura giorno per giorno per permettere alle nuove abitudini di farsi spazio tra le vecchie. Sì, i nuovi pantaloni da ginnastica sono favolosi, ma se la palestra è comunque troppo lontana o ha orari incompatibili con il lavoro, non avrete fatto nulla per cambiare la direzione dell’inerzia che v’impedisce di andarci. Non focalizzatevi sul punto di partenza, ma sulle piccole cose che costituiscono una “cattiva” abitudine e su come cambiare queste per rendere l’inerzia un motore al vostro servizio invece che a vostro sfavore.


E voi, che cosa ne pensate? In che modo sentite di auto sabotarvi?


Se volete, fatemelo sapere nei commenti e se vi è piaciuto l’articolo, condividetelo!


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