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  • Barbara Persichetti Auteri

Il pensiero a colori


“L’ottimista vive nella penisola delle infinite possibilità.

Il pessimista è incagliato nell’isola della perpetua indecisione.” William Arthur Ward

L’errore che più spesso commettiamo è quello di credere di aver già provato qualsiasi strada per risolvere i nostri problemi e di non avere altre soluzioni all’orizzonte.

La vita è certamente dura, questo nessuno lo nega, ma ciò non significa che quando le cose non vanno non ci resti che soccombere; abbiamo, infatti, la possibilità di costruire da soli le armi e le strategie con le quali far fronte ai momenti più difficili.

Una di queste è proprio il pensiero positivo, che non riguarda la falsificazione della realtà, come si tende a credere, ma l’osservazione di ciò che accade da una posizione dinamica e creativa, piuttosto che da una statica e distruttiva, come accadrebbe con un atteggiamento pessimista.

Tuttavia, bisogna specificare che pensare negativo non è un male assoluto, ma diventa poco utile o dannoso quando è l’unico filtro con il quale osservare la realtà.

Infatti, pensare negativo significa focalizzare la propria attenzione esclusivamente su ciò che pensiamo non vada o che crediamo non potrà funzionare. Significa aspettarsi il peggio e agire in accordanza a questo. Significa provare prevalentemente emozioni negative, quali paura, frustrazione e rabbia e vuol dire tingere il mondo di bianco e nero; dove se le cose vanno bene è una fortuna destinata a durare poco e se vanno male, è una questione di colpe, nostre o di altri.

Pensare positivo, invece, significa approcciare la vita con un atteggiamento teso alla scoperta e costruzione del potenziale che c’è in ogni situazione, anche se negativa. Significa immaginarsi le infinite possibilità che abbiamo a disposizione, anche quando non sono così evidenti, e scegliere quali perseguire. Significa provare emozioni positive, quali gioia e tranquillità -anche nei problemi- che ci aprono la mente permettendoci di vedere l’intera gamma dei colori, da quelli più accesi a quelli più cupi e spenti; e se le cose andranno bene sarà anche grazie al nostro impegno (e non solo per una questione di caso), se invece andranno male, non resterà che cercare nuove soluzioni dove è in nostro potere trovarne.

Con questo, non si vuole suggerire che l’ottimismo sia la risposta a ogni male, ma, riflettendo sul potere che il nostro atteggiamento mentale ha nella costruzione della nostra realtà, potremo renderci conto della differenza che il pensare positivo può fare nella nostra vita quotidiana.

Di fronte allo stesso evento negativo, reagiremo tutti allo stesso modo? No, perché ciascuno di noi si darà spiegazioni diverse che renderanno la lettura dell’evento non univoca, ma tanto varia quanti saranno gli individui a interpretarla.

Una bocciatura, dunque, può essere la fine del mondo per qualcuno, oppure un banale suggerimento a impegnarsi di più per un altro; questo dipenderà da ciò che la persona pensa su ciò che gli accade e su sé stessa.

La scelta di una visione ottimistica, che ci eviti di rimuginare sui pensieri negativi, può aiutarci a gestire al meglio lo stress e le preoccupazioni quotidiane, per migliorare il nostro benessere mentale.

Di fronte alle difficoltà, possiamo scegliere di nasconderci, disperarci, arrenderci, lamentarci, oppure possiamo trovare il modo per adattarci e andare avanti.

Ecco a voi qualche spunto sul tema:

Zoom out. Immaginate di aver eseguito tutto il lavoro della giornata tranne che per un compito che vi è passato di mente. Rimuginando solo su questo, state focalizzando tutta la vostra attenzione su un dato che ha poco peso rispetto al quadro completo. Fate due passi indietro e prendete in considerazione tutte le informazioni, non solo quelle negative.

Fate attenzione ai vostri pensieri. Senza consapevolezza del vostro modo di pensare, non potrete apportare nessun cambiamento. Quando vi trovate di fronte a una situazione spiacevole, fate caso a quello che vi dite. Criticate, giudicate, incolpate o vi concentrate sulle soluzioni e cercate di incoraggiarvi?

A quante tragedie andate incontro ogni giorno? Probabilmente nessuna, eppure quante volte avrete pensato “è una tragedia/catastrofe/apocalisse”? Provate a ridimensionare i termini che usate per descrivere la realtà, perché essi finiscono per diventare la vostra realtà. Una realtà fatta di catastrofi è notevolmente più difficile da gestire di una fatta dei cosiddetti “problemi”.

Cercate le sfumature. Pensare in bianco e nero significa non darsi la possibilità di trovare vie di mezzo. Ragionare “tutto o niente, sempre o mai, bene o male” non vi permette di vedere altro, mentre le sfumature potrebbero aiutarvi a dare un peso diverso a ciò che vi accade.

Agite! Il pensiero positivo da solo non basta, esso sarà solo il trampolino di lancio verso nuove possibilità, ma se non lo metterete in pratica, nulla potrà cambiare. Cioè, non basta passare dal “non sono capace” al “posso farcela”, ma dovrete anche attivarvi per riuscire a fare ciò che vi siete proposti. Fermarsi al “non sono capace” o agire con questa convinzione, vi farà partire sconfitti, mentre iniziare a credere in voi stessi deve affiancarsi anche al rischio di mettersi davvero in gioco.

Se sentite di non farcela, chiedete aiuto allo psicologo.

E voi, quali sono i vostri pensieri negativi più frequenti e che cosa riguardano?

Se volete, fatemelo sapere nei commenti e se vi è piaciuto l’articolo, condividetelo!

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