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  • Barbara Persichetti Auteri

Nuovi paesaggi per la mente


“Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione.” Henry Ford

Sia che ce ne rendiamo conto oppure no, ogni momento quotidiano è accompagnato dalla nostra voce interiore che commenta tutto ciò che accade.


Questo dialogo tra noi e noi, cioè il modo in cui ci rivolgiamo a noi stessi e le cose che ci diciamo, non si ferma mai e plasma il mondo per come lo vediamo. Infatti, con esso determiniamo non solo il modo in cui ci sentiamo rispetto alle situazioni, ma anche ciò che crediamo su noi stessi e su ciò che ci riguarda.


Quando il dialogo interiore è positivo, la persona s’incoraggia, si dice che può farcela ad arrivare dove desidera e si comporterà di conseguenza; impegnandosi e utilizzando le proprie risorse per superare i problemi e raggiungere i suoi obiettivi.


Al contrario, quando una persona non fa altro che ripetersi di non essere capace, di non essere amata da nessuno, di avere qualcosa che non va ecc., tenderà a essere pessimista e rassegnata, non riconoscerà le proprie risorse e tantomeno saprà utilizzarle.


Molti di noi non hanno abbastanza fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità e si lasciano trascinare in dialoghi interni squalificanti, ripetendo e rinforzando circoli viziosi senza uscita.


Pensare costantemente la stessa cosa non fa che portarci ad accettare ciò come realtà incontestabile.


Immaginate, ad esempio, di decidere di intraprendere una dieta o di dover preparare una presentazione a lavoro. O ancora, pensate di dover fare un colloquio o di dover sostenere un esame universitario. Gli esempi potrebbero continuare.


In tutte queste situazioni, se il nostro dialogo interiore sarà caratterizzato da giudizio e svalutazione, vi assicuro che non percorreremo molta strada.


Ogni volta che crederete di non potercela fare, che non ne siete in grado o non ne siete meritevoli, non ce la farete. Ogni volta che penserete che è tutto inutile, che nel mondo non c’è posto per voi, che nessuno vi amerà mai, vi state facendo un grave danno, uno che annebbia la vostra mente rendendo invisibili le possibilità che vi circondano.


Ciò che vi resta da vedere è solo incertezza, dubbio, paura, disperazione.


In ognuno di noi sono presenti queste sensazioni, ma quando queste caratterizzano le nostre giornate, finiamo per stancarci, arrenderci e soffrire.


Se all’orizzonte non vediamo nulla se non la solita desolazione, come possiamo aspettarci qualcosa di diverso?


Non sono però gli eventi o gli altri a dover schiarire la nostra vista, ma siamo proprio noi a dover iniziare a rivolgerci a noi stessi in un modo nuovo, stimolante e positivo.

Quello che vi serve, allora, è portare aria nuova, che possa diradare la nebbia e finalmente mostrarvi nuovi panorami tutti da scoprire.


Fate attenzione a ciò che vi dite. Dato che spesso il dialogo interiore procede con il pilota automatico, vale la pena scoprire esattamente che cosa vi dite perché poi, prendendo consapevolezza di questo, potrete iniziare a scegliere un diverso modo di parlarvi. Non possiamo cambiare ciò che non conosciamo.


Da dove viene questo dialogo interiore? Dove e quando avete imparato a parlarvi così? Rintracciare l’origine di un dialogo interiore simile non vi aiuterà a eliminarlo, ma vi porterà più chiarezza. Ad esempio, da bambini è facile addossarsi colpe che non si hanno e portarle con sé tutta la vita; bisogna darsi la possibilità di rivedere il passato con gli occhi di oggi, quelli di un adulto, e lasciare andare ciò che è stato.


Scegliete di parlarvi in modo diverso. Pensieri, emozioni e comportamenti sono legati a doppio filo. Se vi sentite tristi, penserete cose tristi e viceversa e il vostro comportamento rifletterà questo. Con il tempo tutto ciò si trasforma in abitudini che ai vostri occhi vi definiscono “sono fatto così, non posso farci niente”. Iniziando a rendervi conto di questo, potrete scegliere di cercare il positivo nelle cose, utile a farvi sentire più carichi di energie e pronti ad affrontare i problemi.


Ricordatevi che voi non siete i vostri pensieri. Il pensiero è un’attività della mente che non coincide con la vostra persona. Per capirlo meglio, provate a immaginare che questa voce giudicante sia una persona in carne ed ossa, diversa da voi, con la quale siete costretti a stare per 24 ore. Scegliereste di starci ancora insieme o scappereste il più lontano possibile?


Fate attenzione alle idee irrazionali. Anche queste, infatti, sorgono in noi in maniera automatica. Si tratta di esasperare le conseguenze delle nostre azioni, mostrandoci tutto come catastrofico e irreparabile. Ad esempio, credere che ricevere una critica ci fornisca prova della nostra mancanza di valore, renderà davvero difficile rapportarci con gli altri fino a temere qualsiasi opinione o giudizio (che, appunto, altro non sono che idee altrui, sulle quali riflettere per migliorarci o da scartare completamente, questo starà a noi). Il pensiero irrazionale, dunque, non guarda oggettivamente ai fenomeni e porta a conclusioni di nessuna coerenza con la premessa, “Se qualcuno mi critica, non valgo niente”, “Se prendo un voto più basso di 28, sono un fallimento”, spingendoci gradualmente nell’immobilità di una prigione costruita dai nostri pensieri (perché non c’è modo di non essere criticati o di prendere sempre più di 28).


Prendetevi una pausa. Ogni tanto, cercate di mettere in silenzio il vostro dialogo interiore per vivere nel momento. Le vostre considerazioni potrete farle in seguito, intanto, siate presenti nel qui e ora, ascoltate quello che vi viene detto, osservate ciò che accade, senza giudizio e senza condanne.


Parlatevi come fareste nei confronti di qualcuno al quale tenete: Siate il vostro migliore amico e non più il vostro peggior nemico. Di fronte a qualcuno che ha un problema o che ha commesso un errore, probabilmente, cerchereste di rassicurare invece d'infierire. Allora, fatelo anche per voi; incoraggiatevi, aiutatevi, datevi la forza che vi serve (ciò significa anche saper chiedere aiuto).


Respirate aria nuova. Per riuscirci, la soluzione non è andare in vacanza -dato che non c'è fuga da sé stessi-; ciò che vi serve è rendere le vostre giornate meno prevedibili e automatiche, inserire piccole nuove routines per indurvi a fare nuove esperienze quotidiane che vi aiuteranno a pensare cose nuove. Uscire con quell’amica che non riusciamo mai a vedere, fare una passeggiata, leggere quel libro ormai impolverato, scegliere nuovi rituali per iniziare la giornata e così via. Non basta diventare consapevoli, serve anche agire!


Se sentite di non farcela, chiedete aiuto allo psicologo.


E voi? In che modo parlate a voi stessi?


Se volete, fatemelo sapere nei commenti e se vi è piaciuto l’articolo, condividetelo!


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