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  • Barbara Persichetti Auteri

Il declinismo: la convinzione che il mondo stia peggiorando


"Oggi i ragazzi amano troppo i propri comodi. Mancano di educazione, disprezzano l'autorità, i figli sono diventati tiranni anziché essere servizievoli. Contraddicono i genitori, schiamazzano, si comportano da maleducati con i loro maestri."

…………

Secondo voi, quale tra i seguenti personaggi ha pronunciato queste parole?

a) Ben Franklin b) Platone c) Bill Cosby d) Winston Churchill e) Richard Nixon

Vi sorprenderebbe sapere che questa citazione è attribuita a Platone (400 a.C.)?

“Praticamente ogni cultura passata o presente ha creduto che uomini e donne non siano all’altezza degli standard dei loro genitori e antenati.” Arthur Herman

Gli adulti hanno sempre considerato le generazioni più giovani come inferiori, viziate, irrispettose e fuori controllo. Mentre invecchiamo, ci convinciamo sempre di più che la società stessa si stia deteriorando. Diventiamo nostalgici dei bei vecchi tempi, quando i giovani erano responsabili e avevano valori veri, quando il mondo era semplice e pieno di senso.

declinismo s. m. – Spec. nel linguaggio giornalistico, atteggiamento

critico che tende a far risaltare, talora accentuandoli o volutamente

esagerandoli (al fine di sottolineare i rischi di un inarrestabile

declino), gli aspetti più macroscopici della crisi economica,

politica, istituzionale, ecc., che investe un determinato Paese.

È la pessimistica convinzione che il domani

sia sempre peggiore di oggi e di ieri.

Allora, una domanda per voi (specialmente per chi ha più di venticinque anni): Vi ritrovate sempre più spesso ad avere questo tipo di pensieri? Se sì, come lì spiegate? E perchè questa percezione negativa aumenta con l’età?

Dopotutto, se queste valutazioni fossero accurate, la società si sarebbe dovuta sbriciolare in mille pezzi molto tempo fa.

Fortunatamente per noi, gli psicologi Richard Eibach, Lisa Libby, e Tom Gilovich hanno prodotto un’elegante teoria per rispondere a queste domande.

Per il momento, però, diamo per scontato che il vostro obiettivo sia di convincere un non credente che la civiltà sia davvero ai suoi ultimi battiti. Ci sono molte questioni interessanti che potreste tirare fuori per costruire il vostro caso: La scarsità di cibo nel mondo, il riscaldamento globale, il prezzo del petrolio, l'aumento delle disuguaglianze di reddito, lo stato dell'istruzione pubblica, la violenza nelle scuole, i bambini esposti a sesso e violenza, l’ipersessualizzazione di giovani adolescenti, ecc.

Chiunque vi ascoltasse non potrebbe che convertirsi immediatamente al vostro pensiero.

Se la percezione del declino della società esiste in ogni generazione, tuttavia, è allora sicuramente indipendente dalle condizioni sociali, che possono essere usate per razionalizzare qualsiasi argomentazione. La percezione del declino della società va anche a contrapporsi alle ricerche che mostrano come le persone tendano a diventare un po’ più felici quando invecchiano. Se la felicità aumenta nel corso delle nostre vite, come mai il nostro giudizio nei confronti del mondo diventa sempre più negativo?

Partiamo dal presupposto che questo accade perché le persone tracciano una netta distinzione tra la loro vita e la società. Per esempio, la ricerca afferma con una certa costanza, che più dell’80% degli americani riporta di essere almeno un po’ felice, con molti che riferiscono di essere molto felici. Allo stesso tempo, il 70-80% degli americani sono attualmente insoddisfatti di come le cose stanno andando nel paese. Questi risultati sembrano incompatibili, ma teniamo presente che si stanno chiedendo alle persone di valutare due cose molto diverse (sé contro società).

Eibach e colleghi propongono che la ragione per cui noi crediamo che la società sia in declino, può essere rintracciata nei cambiamenti di cui ognuno di noi fa esperienza attraverso il corso della vita. In altre parole, i cambiamenti che ci riguardano sono mal interpretati come cambiamenti del mondo. Questo succede perché siamo più attenti alle modifiche del nostro ambiente, piuttosto che a quelli in noi stessi. Questi autori, inoltre, individuano tre tipi differenti di cambiamento personale che portano a peggiori valutazioni del mondo.

Primo, allevare bambini ci rende più sensibili ai pericoli del mondo, portandoci a vedere ciò che prima ci sembrava benigno pieno d’insidie.

Secondo, l’inevitabile declino della salute fisica e della vitalità mentale ci porta a credere che il mondo fosse stato semplicemente più vibrante prima, quando eravamo più giovani e sani.

Terzo, le dure realtà dalle quali in infanzia eravamo protetti, si sono lentamente rivelate mentre maturavamo e sperimentavamo nuove cose, portandoci a percepire il mondo come molto più cruento.

In ciascuno di questi casi, sottostimiamo i cambiamenti che avvengono in noi e supponiamo che sia il mondo a essersi modificato. Sfortunatamente, anche quando siamo in grado di fare una stima accurata su come e quanto siamo cambiati, potremmo mantenere comunque una visione distorta del mondo. Il problema è che non riusciamo a stabilire il modo in cui la nostra maturazione influenza le interpretazioni che facciamo sulla società. Per esempio, una donna di mezza età potrebbe sapere precisamente quanto la sua salute fisica sia diminuita nel corso degli ultimi trent’anni, ma potrebbe comunque non riconoscere in che modo questo la porti a vedere ciò che la circonda in modo diverso.

Nonostante tutte queste imprecisioni, questo pregiudizio è probabilmente adattivo. Credere che la vitalità del mondo si sia consumata è, infatti, meno traumatico dell’essere continuamente messi di fronte al proprio declino fisico e mentale. Se la scelta è tra il vedere più negativamente noi o il mondo, non c’è da rifletterci –almeno per la cultura occidentale che tende a dare più importanza al sé.

Sebbene mantenere le illusioni positive riguardo a noi sia importante, è anche piacevole mantenere una visione positiva della natura umana e sgradevole considerare il mondo come tetro e ostile.

Come possiamo trovare un compromesso tra le illusioni e l’abilità di vedere il mondo per com’è realmente?

Per cominciare, potremmo essere più consapevoli di tutti questi processi e di come influenzano i nostri pensieri e comportamenti di ogni giorno.

Comprendendo questa distorsione e sviluppando strategie per correggerla, forse saremo in grado di ridurre qualsiasi paura, cinismo e disprezzo che potremmo sentire verso il mondo e le prossime generazioni.

Fonte

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