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  • Barbara Persichetti Auteri

Il problema del voler essere i migliori


"La prova principale della vera grandezza di un uomo consiste nella percezione della propria piccolezza." Arthur Conan Doyle

Adoperarsi per la grandezza non è un obiettivo indegno, ma il desiderio di essere grandi rischia di portarci su di un terreno scivoloso. Mentre ognuno di noi ha il diritto di vivere la propria vita e inseguire i propri sogni, la pressione che ci mettiamo addosso per cercare di essere speciali o perfetti può causarci insicurezza, narcisismo e, al contrario di quel che vorremmo, un deterioramento delle nostre abilità e prestazioni.


Recenti studi sul perfezionismo rivelano un lato oscuro della tipica valenza positiva che tendiamo a dargli. Molto probabilmente a causa degli alti livelli di stress e ansia, i perfezionisti hanno il 51% di probabilità in più di morire in giovane età, e in alcuni casi il perfezionismo può contribuire al rischio di suicidio.


Il perfezionismo può danneggiare la qualità di vita e tutto ciò che cerchiamo di realizzare; una recente ricerca ha rivelato che esso può esaurirci sul lavoro e a scuola. Questo esaurimento è caratterizzato da forte stress, fatica cronica, prestazioni sempre più scarse, che contrastano con l’idea che il perfezionismo possa portare automaticamente più successo.


Dunque, la nostra ricerca di grandezza ci porta davvero grandezza?


Sia che soffriamo di scarsa o troppa autostima, siamo in grado di vivere all’altezza delle aspettative e richieste che facciamo a noi stessi?


Crescendo in un mondo tanto competitivo, i giovani percepiscono alti livelli di stress e la pressione di dover essere i migliori, o speciali in qualche modo che li distingua dal resto.


Studi recenti mostrano che genitori eccessivamente ambiziosi possono portare i figli a provare intensa ansia, ostacolando le loro prestazioni. Quest’attenzione al successo può avere invalidanti e pericolose conseguenze.

Infatti, i genitori che guidano e spingono oltre misura i loro figli al successo, non si rendono conto dell’ansia e dell’insicurezza che finiscono per imporre loro. I bambini possono sviluppare la credenza di essere indegni, immeritevoli e “guasti”, se non riescono a essere all’altezza delle aspettative dei genitori.


D’altra parte, i bambini oltremodo lodati o viziati possono sviluppare eccessivi livelli di narcisismo, una maggiore insicurezza e livelli più bassi di motivazione. Se un genitore ripete costantemente al figlio quanto sia speciale, può portarlo a provare proprio l’opposto; a sentirsi come un impostore non all’altezza degli elogi ricevuti.

Per molti versi, un senso eccessivo di sé può essere paralizzante proprio quanto una bassa autostima e, tipicamente, gli stessi sentimenti d’incertezza e inutilità giacciono sulla superficie di entrambi.


Sia che un genitore critichi e spinga o elogi esageratamente, il bambino sarà più portato a non sentirsi visto, accettato e amato per chi lui/lei è realmente. Quando i bambini non si sentono visti e quindi non amati, cercano disperatamente un modo di essere notati e apprezzati.


Le persone che hanno sentito pressione eccessiva o fatto esperienza di falsi elogi da parte dei genitori, potrebbero sperimentare da adulti la sensazione che se solo potessero eccellere in qualcosa o essere perfetti in qualche modo, allora potrebbero avere l’amore che cercano. Possono credere che ci sia una sola cosa speciale in loro e, per questo, sentono di dovercisi aggrappare. Come risultato, si spingono oltre il sensato e crollano inevitabilmente in fretta e, anche quando riescono in un ambito della loro vita, la pressione contaminerà tutto il resto.


I bambini spesso prendono quegli atteggiamenti nocivi che le figure di riferimento hanno nei loro confronti o verso loro stessi. La “critica interna” è un concetto utilizzato per descrivere un distruttivo processo di pensiero che creiamo da questi atteggiamenti dannosi. Nel corso della nostra vita, questa voce critica alimenta i nostri sentimenti d’insicurezza e la pressione da prestazione. Possiamo trovarci con la sensazione di non essere mai all'altezza o di star prendendo in giro le persone che ci amano e ci rispettano.


Questa voce criticante ci spinge a desiderare la perfezione e qualsiasi traguardo non sarà mai abbastanza per quietarla.


Infatti, pur sentendoci sempre in movimento, ci sembra di non arrivare mai. Anche dopo aver raggiunto l’obiettivo finale, saremo più inclini a sentirci vuoti, privi del senso di auto accettazione e amore che credevamo sarebbe arrivato di conseguenza.


Per i genitori, ci sono modi di contrastare queste tendenze. Per esempio, possiamo cercare di vedere i nostri ragazzi per quello che sono, insegnargli a fare le cose per loro stessi, lodare lo sforzo più che le prestazioni e incoraggiarli a fare ciò che li illumina.

Possiamo essere per loro un esempio, promuovendo il nostro senso di compassione e accettazione verso noi stessi, portando avanti ciò che ci appassiona davvero e lavorando duro per i nostri obiettivi.


C’è un equilibrio che può andare a segno, quello del coltivare e offrire il giusto tipo di lodi ai bambini, mentre incoraggiamo indipendenza, entusiasmo e duro lavoro.


Certamente, nessun genitore può essere perfetto, ma questo non è né il punto, né l’obiettivo.


L’insicurezza e il senso di noi stessi sono qualcosa per cui tutti lottiamo su vari livelli. Eppure, in qualsiasi momento della vita ciascuno di noi può procedere verso la conquista del proprio critico interiore.

Molti pochi di noi saranno probabilmente il “più” o il “migliore” in qualcosa. Ma il successo, la felicità e una vita soddisfacente non sono davvero questo, ma riguardano l’imparare ad accettarci per inseguire ciò che per noi ha davvero significato. E questo è il miglior standard al quale attenerci e la lezione più importante che possiamo passare ai nostri figli.


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