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  • Barbara Persichetti Auteri

Il segreto che consuma


“Se vuoi mantenere un segreto, devi nasconderlo anche a te stesso.” George Orwell


Chi di noi non ha segreti? Un segreto, diciamolo subito, non è necessariamente una bugia, ma implica la necessità di non rivelare qualcosa in modo da proteggere noi stessi o gli altri.


Esiste un mondo nascosto dentro di noi pieno di ricordi, fantasie, desideri e tormenti che non sempre e non del tutto possiamo condividere con le altre persone. Alcuni di essi si rivelano funzionali per preservare la nostra identità, altri, invece, troppo gravosi e nocivi per il nostro benessere.


Quei segreti "sani", ci servono per coltivare un nostro spazio interno che sia solamente per noi, dove accudire la nostra individualità. Per questo, ciò che abbiamo dentro non sempre corrisponde a ciò che mostriamo e alcune cose devono rimanere nel nostro intimo.


Dunque, alcuni segreti, alcune di quelle cose che teniamo solamente per noi, ci aiutano a lavorare su un senso di "ciò che è solo mio, ciò che io sono" come individui unici e irripetibili. E quando un segreto viene rivelato, stiamo concedendo all’altro qualcosa di noi; gli permettiamo di avvicinarsi, di conoscerci e di entrare in relazione.


Quando ci fidiamo di un’altra persona, possiamo condividere alcuni dei nostri segreti,

cioè una parte del nostro mondo.

Alcuni segreti possono riguardare solo chi li porta, altri ci vengono affidati da altre persone.


Ad esempio, si mantiene un segreto per non rivelare qualcosa di sé che si pensa non comprensibile da parte di chi ci circonda e per il quale temiamo di venire giudicati negativamente.

Questo può servire per proteggerci, poiché non potremo mai aderire sempre a ciò che gli altri si aspettano da noi e, a volte, per accontentare tutti abbiamo bisogno di mantenere segreti sulle regole che infrangiamo.


Però, la paura del giudizio è una componente chiave del segreto: Ne abbiamo così tanto timore che arriviamo a fare a meno della nostra libertà e autenticità pur di evitarlo.


Infatti, quando abbiamo segreti importanti, nostri o di altri, siamo costretti a tenere una parte di noi sempre in esilio, nello sforzo non indifferente di non nominare ciò che sentiamo a fior di pelle.


Certi segreti sono di famiglia e si tramandano allo scopo di mantenere un certo equilibrio -nonostante il fatto originale sia lontano nel passato-. A volte si tratta di tabù, cose delle quali non si può parlare che creano zone d'ombra sulla famiglia e che fanno vivere delle tensioni inspiegabili senza che nessuno ne sappia esattamente il perché.


Altri segreti possono riguardare nostre scelte di vita, il nostro orientamento sessuale o eventi traumatici che ci sono accaduti.


Gli studi degli ultimi 30 anni affermano che le persone che hanno segreti a gravare su di loro, vivono più facilmente problemi psicologici e dolori fisici, che migliorano una volta che il segreto è rivelato.


Anche le neuroscienze affermano che sia biologicamente più sano confessare ciò che pesa nella nostra mente. Infatti, la corteccia cingolata, essenziale per le nostre risposte emotive, è organizzata per dire la verità. Essa lavora per inviare informazioni, per poi spostarsi su più importanti funzioni, come l’apprendimento. Mantenere un segreto blocca questo processo, impedendo alla corteccia di fare il suo lavoro e comportando uno stress nella persona. (1)


“Quando teniamo un segreto, la corteccia prefrontale –incaricata dei processi decisionali- comunicherà alla mente che tenere un segreto è male premendo sulla corteccia cingolata e portando il corpo a produrre l’ormone dello stress, innescando ansia e paura; da questo risulterà un peso emozionale.”

Gopal Chopra


Cioè, più grande sarà o ci sembrerà il segreto e peggiore sarà il conflitto dentro di noi, -lo voglio dire, ma non lo posso dire- con conseguenze per la nostra salute fisica e mentale.


“Nessun mortale può mantenere un segreto. Se le labbra restano mute, parlano le dita; il tradimento trasuda da lui da ogni poro.” Sigmund Freud


Questo non significa che rivelare un segreto sia la scelta migliore sempre e comunque, ma è bene prendere in considerazione i danni provocati dal tenere un segreto e capire se si tratta di un peso che può unire quando condiviso e liberare quando rivelato, nonostante le conseguenze.


Liberarsi dei segreti può certamente liberare noi, ma rivelarli nel momento o nel modo sbagliato, può distruggere relazioni, intere famiglie e anche noi stessi.


Ecco a voi qualche spunto sul tema:


  • Non potete davvero sapere che cosa pensano gli altri di voi, finché non sarete onesti. Nascondere ciò che siete fino allo stremo, non vi permetterà di intrattenere relazioni autentiche dove poter essere voi stessi. Guardatevi allo specchio e chiedetevi “Che cosa farei e direi oggi se non esistesse il giudizio degli altri?”.


  • Scrivete su carta il vostro segreto. In questo modo avrete la possibilità di tirare fuori ciò che non potete dire o che non sapete come spiegare, sentendovi giù un po' più leggeri (2).


  • Scrivete i pro e i contro del rivelare un segreto. Anche fare solo questo, può aiutare ad abbassare il livello di stress percepito e, d’altra parte, potreste anche scoprire che le conseguenze positive superano quelle negative.


  • Dedicatevi ad attività creative. Il lavoro creativo può, infatti, darci una sensazione di liberazione alleviando il peso del segreto e aumentando il nostro senso benessere. (3)


Se sentite di non farcela, chiedete aiuto allo psicologo.


E voi, ne sapete qualcosa di segreti?


Se volete, fatemelo sapere nei commenti e se vi è piaciuto l’articolo, condividetelo!



(2)Pennebaker, (1997). Writing About Emotional Experiences as a Therapeutic Process. Psychological Science.

(1)Gina Roberts-Grey, (2013). Keeping secrets can be hazardous to your health. Forbes.com

(3)Jack A. Goncalo, Lynne C. Vincent, Verena Krause, (2015). The Liberating Consequences of Creative Work: How a Creative Outlet Lifts the Physical Burden of Secrecy. Journal of Experimental Social Psychology. Volume 59, pp. 32–39.

Slepian, Michael L.; Camp, Nicholas P.; Masicampo, E. J., (2015). Exploring the secrecy burden: Secrets, preoccupation, and perceptual judgments. Journal of Experimental Psychology: General, Vol 144(2), e31-e42.

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